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Lettera ai bambini da Clio Napolitano

Clio NapolitanoIl premio Nobel per la Pace Nelson Mandela sostiene:
«La mia più grande ambizione è che ogni bambino in Africa vada a scuola perché l’istruzione è la porta d’ingresso alla libertà, alla democrazia e allo sviluppo.»
Da questa dichiarazione prende spunto il libro “Non calpestare i nostri diritti”, edito da Il Battello a vapore-PIEMME e UNICEF, nelle librerie dal 10 novembre scorso, con la prefazione della signora Clio Napolitano, moglie del Presidente della Repubblica italiana, che di seguito proponiamo perché “Lettera ai bambini” in occasione del Ventennale della Convenzione sui diritti del fanciullo, fatta a New York il 20 novembre 1989 e ratificata dall’Italia con legge 27 maggio 1991, n. 176, e ora approvata da 191 Paesi del mondo.
Il ricavato della vendita del libro sosterrà “Scuole per l’Africa”, programma dell’UNICEF e della Fondazione “Nelson Mandela” contro l’analfabetismo che aiuta 4 milioni di bambini in 11 Stati africani privi di scuole, materiale didattico e acqua.



Cari bambini, cari ragazzi,
se state leggendo questo libro significa che siete fortunati perché sapete leggere. Saper leggere vuol dire che c'è qualcuno che vi ha insegnato a farlo, che siete potuti andare a scuola. Molti bambini in tante parti del mondo non vanno a scuola perché non ci sono scuole abbastanza vicine, perché i genitori sono poveri e hanno bisogno che i loro figli lavorino o che vadano a prendere l'acqua e la legna per cucinare perché non c'è il gas che arriva in casa, non ci sono bombole da comprare, o se ci sono costano troppo, non c'è acqua corrente e i pozzi sono spesso molto lontani. Se la presenza di una bella giornata di sole per voi può essere l'occasione per una vacanza, in molti Paesi sono il troppo sole, la siccità che spingono intere popolazioni a spostarsi in altri territori dove è difficile avere la possibilità di studiare. Siete fortunati perché vedete, mentre nei Paesi poveri tanti bambini si ammalano di cataratta, una specie di velo che copre gli occhi e che da noi si cura facilmente e anche da loro sarebbe un'operazione facile, che costa pochi soldi, ma quei soldi le famiglie non li hanno e gli ospedali hanno poche risorse e non possono curare tutti gratis. Da noi anche i bambini non vedenti possono comunque imparare e diventare bravissimi; nei Paesi poveri non è così.
Siete fortunati perché siete vivi: tanti bambini nei Paesi poveri muoiono di malattie infettive che vengono trasmesse dalle mamme già durante il parto, come l'Aids che potrebbe essere evitato o tenuto sotto controllo, ma non ci sono abbastanza mezzi per farlo, o come la malaria che viene trasmessa dalle zanzare con le loro punture da una persona malata a una sana. E poi c'è la fame, la mancanza di cibo che distrugge la salute e anche la vita.
In certi Paesi, bambini di meno di 10 anni possono essere messi in prigione solo perché hanno rubato qualcosa per sfamarsi. Ci sono bambini che i genitori vendono per ignoranza e per miseria. Sono destinati a una brutta fine, possono diventare piccoli schiavi costretti a lavori faticosi, oppure vengono dati in adozione sperando che questa scelta dia loro la possibilità di una vita migliore, ma non sempre chi li accoglie è degno di farlo. Vi ho dato un quadro forse un po' pessimistico della situazione, ma ritengo che voi siate ragazzi sensibili e che i vostri genitori e i vostri insegnanti vi abbiano abituato con il giusto linguaggio a parlare di questi problemi e che quindi siate d'accordo che tutto questo non dovrebbe più accadere: i bambini devono avere cibo, cure sanitarie, istruzione, non devono essere sfruttati con lavori troppo pesanti, devono avere tempo per studiare, per giocare, per far maturare la loro fantasia. Se i genitori non ci sono più, o sono troppo poveri per mantenerli, devono poter essere adottati da persone affettuose, buone e responsabili.
Questi e altri principi sono contenuti nella "Convenzione dei diritti dell’infanzia" che è stata approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite 20 anni fa, il 20 novembre del 1989: l'Organizzazione delle Nazioni Unite, cioè l'Onu, riunisce tutti i Paesi del mondo e gli Stati che firmano si impegnano a rispettare e far rispettare questa Convenzione, cioè questo insieme di principi e di regole che riguardano non solo i bambini piccoli, ma anche i ragazzi che non hanno compiuto i 18 anni. Leggendo questa Convenzione che è composta da 54 articoli con bellissime enunciazioni, mi ha colpito molto una espressione che ricorre in tante parti importanti e cioè che questi diritti devono essere fatti valere "nella misura del possibile". Mi sarebbe piaciuto leggere che trattandosi di diritti di bambini e di minori, in sostanza del futuro della nostra specie, tali diritti venissero fatti valere "nella misura dell'impossibile". Mi rendo conto che questa può essere considerata una illusione, una pura fantasia, ma ritengo che l'impegno a rendere concreti questi diritti non sia mai troppo: uno dei racconti contenuti in questo libro ricorda un passato terribile, un periodo oscuro della storia italiana. Durante il fascismo, in seguito alle leggi razziali del 1938, ragazzi e insegnanti ebrei furono espulsi dalle scuole pubbliche e durante la seconda guerra mondiale, quando il governo fascista era alleato con quello tedesco nazista, molti ebrei italiani furono deportati, rinchiusi in campi di concentramento, dove spesso morirono. Ma molti si salvarono perché non furono denunciati, furono nascosti o comunque protetti da cittadini non ebrei. Questo concetto di solidarietà deve ispirare il nostro agire comune: ci sono persone e bambini venuti con i loro genitori da altri Paesi o nati qui da genitori immigrati; magari qualcuno si preoccupa perché sembrano diversi, però quasi tutti lavorano, studiano e sono davvero brave persone. Nella Convenzione sui diritti dell'infanzia c'è un preambolo, che vuoi dire qualcosa che si scrive prima per spiegare meglio le idee principali di quello che verrà dopo. In questo preambolo si ricorda che già in altri documenti sui Diritti dell'Uomo in generale, "ciascuno può avvalersi di tutti i diritti e di tutte le libertà (... ) senza distinzione di sorta, in particolare di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di ogni altra opinione, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita, di ogni altra circostanza". L'articolo 2 della Convenzione conferma il principio che impegna gli Stati che firmano la Convenzione a tutelare i bambini e i ragazzi "contro ogni forma di discriminazione o di sanzione motivate dalla condizione sociale, dalle attività, dalle opinioni professate dai suoi genitori, dai suoi rappresentanti legali o dai suoi familiari". Insomma gli adulti non devono avere meno diritti o essere puniti per le loro idee o per la loro religione, e i ragazzi non possono pagare per le idee o per i comportamenti, anche sbagliati, dei genitori e degli adulti a cui sono stati affidati. Lo stesso articolo 2 afferma che "in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative e degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente". Insomma il benessere dei bambini e dei ragazzi va messo al primo posto.


                                                                 Clio Napolitano